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Intervista al prof. Elio Franzini - Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia

Abbiamo rivolto al Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Professor Elio Franzini, che ha accettato di dedicarci gentilmente il suo tempo, alcune domande sulla questione degli studenti lavoratori.



La condizione degli studenti lavoratori rappresenta da sempre un tema strettamente connesso con quello del diritto allo studio. Sono disponibili dei dati ufficiali che ci permettano di intuire la portata del fenomeno?


Il tema è difficile, poiché c'è la possibilità, all'atto dell'iscrizione, di dichiararsi studenti lavoratori, ma sono pochissimi quelli che lo fanno. Per contro, almeno nella nostra facoltà, presumibilmente sono molto numerosi gli studenti che lavorano saltuariamente o con contratti occasionali. Presumibilmente, va sottolineato, proprio perchè non disponiamo di dati certi che diano un immagine precisa del fenomeno, molti non dichiarano tale status o perchè al momento dell'iscrizione non lavorano ancora, o perchè non sanno per quanto ancora lavoreranno o con quali tipologie di contratto. Questo porta a notevoli problemi, perchè non si possono trovare soluzioni a problemi che non si conoscono in modo preciso. I dati empirici di cui dispongo in quanto docente sono gli studenti che mi dicono privatamente di non poter seguire le lezioni, ed in effetti non sono pochi. Un altro dato che si può considerare è quello dei moduli di valutazione distribuiti durante i corsi, che prevedono una domanda sulla frequenza media delle lezioni, ma anch'essi non sono attendibili in quanto possono compilarli solo coloro che seguono, e quando indicano di non partecipare alle lezioni si presume che siano altri i problemi che li motivano. Inoltre, eventuali indagini conoscitive pongono problemi d'impostazione, perchè se presentate in forma cartacea, raggiungono solo gli studenti che frequentano, se diffusi online hanno solitamente una percentuale di risposta bassissima.


A tal proposito, professore, noi stiamo approntando un questionario da diffondere nella maniera più capillare possibile, proprio per avere una fotografia adeguatamente precisa del fenomeno. Adotteremo entrambi i metodi di diffusione, con l'obiettivo di raggiungere un numero adeguato di studenti, per garantire scientificità ed obiettività al risultato. La terremo aggiornato sui progressi compiuti.


Personalmente, quali sono ritiene che siano i problemi salienti?


Un problema rilevante sorge senz'altro per le attività a frequenza obbligatoria come i laboratori, mentre per i corsi è possibile seguirli da non frequentante, ovviamente con modalità diverse a seconda del docente. Ci tengo a sottolineare che questo problema è peculiare delle facoltà umanistiche, perchè nelle facoltà scientifiche in cui è impensabile dare un esame senza aver seguito il corso, o in cui la frequenza è obbligatoria, i lavoratori vengono tagliati fuori a prescindere. Per i laboratori, una soluzione possibile è quella di corsi online di autoformazione (Per esempio quello del prof. Prada per Scrittura italiana ed Hermes.net del prof. D'Alessandro, NdR)


Che non hanno però la stessa valenza di quelli a partecipazione diretta..


Senz'altro. E' difficile però immaginare altre soluzioni: una volta c'erano i corsi serali, a livello sperimentale, che però ponevano seri problemi agli studenti fuorisede, risultando un palliativo di poco conto. Analogamente, quando tempo fa si sperimentò l'apertura di sabato della sede di via Mercalli per un anno, con un costo tutto sommato abbastanza ridotto, la partecipazione fu veramente deludente.


Un ulteriore problema che vorrei segnalarle è quello degli aggravi nel carico di lavoro per i non frequentanti, che uniti al minor tempo che chi lavora ha per preparare gli esami, ci introduce ad un secondo problema, la facilità con cui si allungano i tempi di conseguimento della laurea, comportando anche un maggiore dispendio economico non indifferente.


Innazitutto distinguiamo i problemi.
Per quanto riguarda il primo, la situazione dello studente lavoratore è svantaggiosa perchè non frequenta (svantaggio parzialmente compensato come dicevamo prima nelle facoltà umanistiche dal fatto che la frequenza non è obbligatoria, consentendo a tutti l'accesso), ma varia da corso a corso. Vi sono colleghi che ispirandosi al criterio del buonsenso e considerando il vantaggio dato dal seguire le lezioni, richiedono solo integrazioni sugli argomenti trattati a lezione, e altri che invece considerano, attenendosi alla normativa, i crediti come corrispondenti ad ore di lavoro, e tenendo conto del fatto che non tutti si assentano dalle lezioni per lavoro, chiedono agli studenti di colmare il gap con testi aggiuntivi, incentivando così la frequenza. A volte la cosa viene svolta purtroppo in maniera punitiva.


Qui torniamo al problema da lei indicato, ovvero il punto sta nell'individuare chi non segue per lavoro, e chi per futili motivi. Il riconoscimento di uno status di studente-lavoratore aiuterebbe a dirimere il dubbio.


Cosa prevede il regolamento d'Ateneo o di Facoltà in relazione a tale status? Ritiene che la politica dell'Ateneo in proposito abbia compiuto dei passi avanti nel tempo? Se si quali sono stati? Questo ci consentirebbe di intuire l'evoluzione del fenomeno..


La Facoltà recepisce il regolamento d'Ateneo, a livello di CdF la nostra unica possibilità è quella di avanzare proposte dirette al Senato Accademico. Il regolamento d'Ateneo comunque prevede anche agevolazioni a livello economico per chi si dichiara lavoratore al momento dell'iscrizione. A tal proposito vi invito, per avere maggiori informazioni sia sulla normativa, che sulla sua evoluzione nel tempo, a rivolgervi al pro-rettore vicario, professor Casati.


Non mancheremo raccogliere i dati ufficiali a disposizione. Sulle proposte avanzabili in sede di Consiglio di Facoltà, mi pare che noi studenti abbiamo poca voce in capitolo..


E' così per tutti, non solo per gli studenti, perchè la materia di competenza di tale organi è burocratica. In Consiglio si ratificano le decisioni prese nelle commissioni, come la Commissione didattica che è aperta a tutti i membri del CdF e viene convocata 4-5 volte l'anno, e in cui non si arriva con proposte già fatte ma si mettono sul tavolo i problemi per discuterli. Vi è inoltre il Gruppo di Valutazione della didattica, cui potreste chiedere di effettuare un'indagine conoscitiva per Corso di Laurea, in modo da analizzare il fenomeno nelle sue peculiarità diverse per ogni Facoltà. Per esempio a Scienze Politiche la presenza degli studenti lavoratori è sicuramente maggiore, mentre credo che il problema riguardi in misura minore Giurisprudenza. Inoltre un aspetto da considerare, sarebbe sicuramente quello della quantità di ore di lavoro. Sotto un certo limite, non si può considerare lo studente come penalizzato nello studio..


Senz'altro, anche perchè se no saremmo tutti studenti-lavoratori..

Il nostro questionario comunque prevede già questa distinzione per corso di Laurea, e la quantificazione del tipo di lavoro svolto e degli orari. Un altro dato interessante che emergerà sarà quello della correlazione tra lavoratori e fuori-corso, sicuramente rilevante.


Si, non totale perchè su 17000 studenti le situazioni sono varie e disparate, ma è un legame evidente a occhio nudo soprattutto al momento della tesi.


Nonostante le differenze tra Facoltà citate prima, la regolamentazione è uniforme a livello d'Ateneo. Un passo avanti non potrebbe essere studiare una normativa diversa a seconda delle peculiarità del fenomeno nei singoli casi?


Certamente, oppure vedere cosa può fare una singola facoltà, pur in una normativa comune ed uniforme, una volta quantificato il problema.


Quali sono, tirando le somme, dei miglioramenti possibili (posta sempre la priorità di avere l'immagine completa del fenomeno, che adesso manca)?


Sicuramente, tentare di offrire dei laboratori in orari che vadano incontro alle esigenze dei lavoratori. Inoltre, come mi ha suggerito la nostra conversazione, tentare di trovare delle norme il più possibile unitarie per quanto riguarda l'impostazione dei programmi d'esame da parte dei docenti, per evitare che l'arbitrio eccessivo dei singoli porti ad aggiunte nel carico di studio che si rivelano punitive. Rimangono degli elementi ineliminabili a creare difficoltà ai lavoratori, cioè la presenza di discipline (laboratori linguistici, laboratori scientifici, latino etc) che resteranno tristemente ma oggettivamente dei problemi per chi studia e lavora contemporaneamente. E' e resta una condizione che pone difficoltà non risolvibili del tutto.


Il problema, infatti, a mio avviso, consiste proprio nel fatto che sia inevitabile, per molti, DOVER lavorare. Il lavoro è necessario per trovare i soldi per vivere, alloggiare, spostarsi e pagare le tasse universitarie. Se il supporto pubblico al diritto allo studio fosse completo sotto questi aspetti, sarebbe possibile studiare e basta. Mi rendo conto di entrare in un argomento molto più vasto...


Indubbiamente, perchè l'impostazione del diritto allo studio è un problema che non riguarda né le singola Facoltà, nè tantomento gli Atenei, ma è di portata molto più ampia. E' un problema nato con il passaggio da un'università d'elite ad una di massa, passaggio svoltosi senza che si ponesse il problema. L'università è diventata una struttura molto più grande, molto diversa rispetto a quando è stata pensata ed organizzata.


Non posso che concordare. La ringraziamo del tempo concessoci, Professore.

Concludendo, a beneficio dei nostri lettori, la soluzione veramente auspicabile e necessaria sarebbe una riforma universitaria che, invece dei continui tagli e privatizzazioni, non da ultimo quella di servizi fondamentali come quello della mensa, fornisse invece un supporto totale agli studenti, consentendo a chi investe nella propria formazione tempo ed energie di poterlo fare bene, senza doversi preoccupare dei costi ingenti che invece ora ricadono totalmente sulle spalle degli studenti e delle loro famiglie, costringendo a disperdere le proprie energie, allungando i tempi e quindi aumentando i costi stessi, favorendo l'aumento dei fuori corso e degli abbandoni, invece di investire, per il rilancio del sistema economico, culturale e sociale proprio sui giovani.

Inevitabile dire che l'assenza di un sistema d'istruzione gratuito, accessibile a tutti, altro non è che uno strumento di selezione di classe: chi viene penalizzato, infatti, è proprio chi proviene dalle classi più disagiate, e che non può permettersi di farsi mantenere agli studi.

Ritornando nel nostro piccolo, l'Associazione Demos U.C. lotterà nelle Facoltà in cui è presente per il riconoscimento dello status di studente-lavoratore, al fine di garantire le minime agevolazioni necessarie ai tanti studenti in questa difficile condizione.




 

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